Cosa ho imparato leggendo il libro del fondatore di NIKE

Cosa ho imparato leggendo il libro del fondatore di NIKE

Il libro si chiama l’arte della vittoria, 400 pagine che dovrebbero rendere obbligatorie a scuola

Non riuscivo a tollerare l’idea di due giorni consecutivi al mare senza leggere qualcosa e ormai avevo finito di leggere gli album da disegno di mia nipote.

Esco per cercare qualcosa, trovo una specie di edicola-libreria sul vialone che porta al mare.

Intravedo dei libri. Ottimo, penso.

Oltre alle collane di libri da 5€ che non leggerò mai, tipo i gialli dai titolo “Un assassino al comune di Rovigo” o cose del genere, mi ritrovo davanti per la trecentocinquantesima volta lui.

La biografia del fondatore di Nike da sempre evitata perché super raccomandata da tutti e quindi secondo me la solita menata commerciale.

L’ho sempre snobbata ahimè pensando alla classica autobiografia del genio, del potente che ha costruito un impero. Ero già caduto nel tranello della biografia di Jobs abbandonata dopo 10 pagine.

Cosa potrò mai imparare da uno che ha costruito un impero come Nike, e che quindi avrà scritto un libro autocelebrativo in cui illustra tutti i successi e blabla vari?

La fortuna però ha giocato dalla mia parte. Anzi, mi ha salvato la legge dell’Hugly Friend Effect. Gli altri libri erano talmente poco interessanti che quello di Nike mi sembrava la cosa migliore che potessi leggere, nonostante i miei pregiudizi iniziali.

Vabbè dai, alla peggio perdo 13€ ma almeno mi tolgo il dubbio che mi porto avanti da anni, ogni volta che trovavo il libro di Knight, praticamente ovunque, al supermercato come nei bagni dei locali.

Lo compro in un martedì mattina estivo.

Sabato sera era praticamente finito.
Ironico, umile, sincero, divertente.

Dicono che un libro può salvarti la vita.

Non so se sarà questo il caso. Certo che “L’arte della vittoria” è diventato in poche ore il libro giusto al momento giusto. Non poteva capitare in un momento più azzeccato della mia vita.

Ogni riga letta è profitto per l’anima dicevano.

Dopo aver introdotto l’Arte della Vittoria con questo piccolo volo pindarico, possiamo passare alle cose semi-serie con le 5 lezioni che ho imparato leggendo il libro del fondatore di Nike. Un libro che mi piace definire semplicemente clamoroso.

Lezione 1: il racconto del futuro deve esaltare la normalità

In un mondo digitale impantanato in una narrazione individualista che mette il superuomo al centro, raccontare e raccontarsi come persone semplici che ogni giorno portano avanti una battaglia per sentirsi in pace con sè stessi a fne giornata, sembra ormai diventato un miraggio. Talmente un miraggio che oggi mettere al centro la semplicità e la vulnerabilità può diventare la scelta vincente.

Sono annoiato e stufo di leggere di colleghi e persone che ostentano successi e novità come se non ci fosse altro, o come se la sconfitta non fosse nemmeno contemplata nell’immaginario comune.

Consapevole che tutti pubblichiamo sui social la nostra parte migliore, semplicemente perchè la natura pre-filtrata e post-prodotta del social ce lo permette, sono anche consapevole che questo tipo di micro racconto che esalta il vincente e oscura il perdente, fortificherà dei valori totalmente sballati e inapplicabili per tutti nella vita quotidiana.

Il risultato sarà un’ansia sociale iniettata già in giovane età, un’uniformazione noiosa del micro racconto e l’appiattimento della propria personalità. E forse ho citato solo alcune delle conseguenze negative.

Detto questo, nel libro di Knight viene raccontato passo per passo un cammino tortuoso, in cui vengono sottilineati gli errori, le malizie, la poca lungimiranza del protagonista che poi riesce ugualmente a fondare un impero. Tutto ciò che non pensavo di trovare nel libro, motivo per cui spesso mi tengo alla larga dalla autobiografie. Tutte situazioni svuotate di senso nel racconto di molti media e storyteller oggi.

Sui social vogliamo mostrarci forti, intelligenti, imbattibili, ma oggi più che mai, l’impresa eccezionale è essere normale.

Lezione 2: la lealtà paga sempre

O perlomeno non ci ammala l’anima.

“Buck” Knight, il fondatore della Nike, azienda che in realtà all’inizio si chiamava “Blue Ribbon”, ha vissuto una storia imprenditoriale partita veramente da zero, e come qualsiasi novello imprenditore che comincia da zero con tanta ambizione, si scontra con fornitori, soci, probabili clienti o finanziatori già avviati che bisogna stupire in ogni occasione. È quella fase della vita lavorativa in cui gonfi il petto per non sembrare del tutto sprovveduto, pena la sfiducia altrui.

È quel momento della vita imprenditoriale in cui sei talmente convinto della bontà della tua idea e della spinta che la passione può offrirti che ti capita di pronunciare delle bugie bianche, non per truffare chi hai davanti ma per rassicurarlo.

Ad esempio, nel libro quando Knight deve convincere i fornitori di scarpe Tiger a rinnovare la collaborazione e aumentare i quantitativi di consegne, finge di avere diverse sedi di distribuzione sparse per l’America per potersi occupare di un carico di lavoro maggiore (occhio, per poter lavorare di più quindi, non per estorcere soldi all’interlocutore o qualcosa di simile, questo è un passaggio importante perché rende appunto la bugia “bianca”).

In molte altre occasioni più complesse di questa appena descritta, come nel 1973 in tribunale, nel processo avviato contro la Tiger, il buon Knight intravede la possibilità di mentire su un dossier che descriveva il piano giapponese per “fare le scarpe” a Nike. Situazione che avrebbe spostato lìopinione del giudice in sui favore, ma il fondatore di Nike deciderà di non farlo e cito testuali parole del libro a pagina 235: “Alla fine c’era una sola cosa da fare. Comportarsi lealmente. Era la cosa più intelligente, la cosa più giusta da fare”. Diciamo anche che Knight era venuto a conoscenza del dossier non proprio in maniera corretta.

Questo passaggio mi ha fatto pensare a molte cose. Tra le tante per esempio, ad alcuni “colleghi” che spacciano risultati e capacità finte, gente che investe più sull’apparire che sull’essere mandando l’etica a farsi benedire.

La mia può sembrare una metafora forse forzata? Pazienza, nel dubbio dico che la lealtà paga sempre.

Se pensate di aver vissuto sulla vostra pelle delle ingiustizie o essere stati vittime di contraddizioni della società, leggete questo libro, vi salverà la vita.

Lezione 3: non fermatevi mai

Fate quello che volete, pensate quello che volete, ma se credete di avere una vocazione e un obiettivo, non fermatevi mai.

È il mantra che torna spesso nel libro e nei pensieri di Knight e se ci pensiamo bene, è proprio il riflesso di Nike che da sempre si presenta con l’iconico claim: “Just do it”.

Nel libro la metafora frequente con la corsa (uno degli amori di Knight) e la vita è armoniosa. È azzeccata, anche se letta al di fuori del libro può sembrare la solita frase iper-motivazionale, se incontrata durante e dopo la lettura del libro gode di un’armonia e una potenza unica. Talmente unica che potrebbe salvare la vita a qualcuno. 

A pagina 324 c’è forse la citazione che aiuta a comprendere al meglio il significato che Knight attribuisce alla corsa (sia nel senso sportivo che metaforico): “Battere gli avversari è abbastanza facile. Battere sé stessi è un impegno senza fine”. 

Se siete in un periodo della vostra vita spento, se siete alla ricerca di una vocazione, di un senso a tanti perché, leggete questo libro, vi salverà ala vita.

Lezione 4: la vita è una battaglia

Per quanto sarebbe (forse) piacevole descrivere la vita come una oziosa linea retta da attraversare da punto A al punto Z senza dossi, c’è da dire che la vita vera non è nulla di tutto ciò.

Anche questa volta non ho scoperto l’America, come capita praticamente in ogni riga di questo blog, ma lasciatemi spiegare.

Lo sappiamo, è dura, ma il bello è che a volte non ci rendiamo conto quanto davvero sia duro e difficile superare le continue sfide quotidiane, grandi e piccole che siano.

Ci dimentichiamo troppo spesso di essere forti. Vulnerabili sì, ma forti dentro.

Ogni sfida ci sembra più difficile di quella precedente, ma se solo tenessimo traccia con un diario magari, di tutto quello che abbiamo superato, probabilmente avremmo quell’autostima elevata che ognuno di noi si merita. Occhio, dico autostima non arroganza.

Se proprio questo esercizio autobiografico non ci riesce, possiamo tranquillamente leggere l’arte della vittoria di Phil Knight e confrontarci con quello che ha dovuto passare questo-povero-Cristo.

Nel libro prendiamo Phil per mano dalle prime pagine, proviamo subito simpatia nei suoi confronti e viviamo per 400 pagine un viaggio insieme a lui quasi consapevoli di aver superato con andatura contigua le sue difficoltà. Leggere così il libro diventa una palestra di vita, un’esperinza indiretta ma riflettente.

Una volta finito il libro ho pensato: “Cavolo, se quest’uomo ha fatto tutto ciò per il suo sogno, chi sono io per sprecare la mia vita e non imitarlo almeno in una parte della sua resilienza? E DAI. Almeno un minimo”.

Se pensate di essere lontani dal vostro sogno e le difficoltà vi abbattono, facendovi pensare di abbandonare tutto perché troppo difficile, leggete questo libro, vi salverà la vita.

P.S. ah e se state cercando un libro in linea con la visione della vita come una battaglia, l’arte della vittoria è la perfetta sintesi tra presunzione occidentale-americana mista alla saggezza e pacatezza orientale.

Lezione 5: siamo str**zi

Sì, l’arte della vittoria di Phil Kinght, ci insegna che spesso e volentieri siamo degli stronzi.

Il viaggio di Knight per fondare Nike parte da un vero e proprio viaggio in giro per il mondo, con destinazione finale in Giappone. Inutile stare qui a sottolineare quanto si possa imparare da un giro del mondo e come possa ampliarsi la nostra visione delle cose con un’esperienza simile.

La cosa che mi turbava dentro e mi faceva sentire sia piccolo ma motivato a darmi una svegliata allo stesso tempo, è pensare alla gente come Knight che negli anni ’60, neanche troppo tempo dopo una Guerra Mondiale partiva per scoprire il mondo.

In una società decisamente più retrograda di oggi (forse), con mille difficoltà in più e costi nettamente superiori per la mobilità a grandi distanze. Con una scarsa quantità di informazioni e enormi complicazioni nel comprendere come spostarsi da un posto all’altro.

Oggi con un click e con diversi metodi low cost potremmo fare un giro del mondo all’anno, eppure? Ci incastriamo alla prima difficoltà, alla prima cosa che ci incute spavento.

Viviamo in una società che ci permette di ottenere informazioni con una facilità disarmante, eppure non sfruttiamo al massimo tutto le potenzialità, ma nemmeno la metà.

Siamo degli str**zi che devono imparare ad ammettere che chi ottiene grandi cose è perché si è mosso, e anche di parecchie miglia rispetto a noi. Noi ci soffermiamo spesso solo alla punta dell’iceberg, quella parte che crediamo sia stata la causa del naufragio della nave.

Conclusioni

Senza tirarla troppo per le lunghe, l’arte della vittoria di Phil Knight va comprato. Parola di un ex scettico, di uno che aveva insensati pregiudizi (ecco, un’altra cosa che ho imparato è che i pregiudizi ci prgiudicano le esperienze).

Infine, pensavo: ma cosa ci guadagno a spingere così positivamente questo libro, che non ho nemmeno il link affiliato di Amazon per guadagnare quei 20 centesimi. Perchè, visto che non avrò nemmeno la possibilità di incrociare per un’oretta Knight. Beh, se solo una persona riesce a salvarsi leggendo questo libro, avrò fatto il mio “mestiere” e il karma saprà essere dolce con me. Condividete, non questo articolo, ma la conoscenza e le emozioni.

I pavidi non sono mai partiti e i deboli sono morti per strada, quindi rimaniamo noi, signore e signori, NOI. 

Luigi Di Maso

Sono la somma delle 5 persone che frequento di più, il prodotto delle reazioni ad alcuni episodi importanti che hanno influenzato la mia vita e il riflesso culturale di quello che ho letto negli ultimi anni. Ma anche un pugliese da 8 anni a Firenze, classe 1991. Digital Media Editor per lo Sport, soprattutto il calcio.

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